moneta

Carrara: molti borghi e tre castelli

Una particolarità di Carrara è quella di essere nata come comunità di vallata o, come recitavano gli antichi statuti, “Universitas vallis Carrariae”. Si trattava cioè un insieme di “comunelli” o “vicinanze” che, attraverso rappresentanze consolari, partecipavano alla conduzione comunale. Nei secoli, l’abitato di Carrara, intorno alla pieve di Sant’Andrea, ha assunto carattere di centro preminente, sede degli interessi economici e amministrativi, grazie soprattutto alla sua posizione alla confluenza della vallate marmifere, con i Paesi a Monte a fare da corona.

Nella parte verso il mare due “comunelli” assumevano la funzione strategica di “Castelli”: Moneta, che dominava il passo collinare della foce di Ortonovo, sulla mulattiera che congiungeva Carrara a Sarzana, Avenza (o Lavenza) situato in pianura, vicino al mare, sulla via Romea che attraversava l’Europa da nord a sud e allo sbocco della strade che da Carrara e dai centri dell’interno portavano al suo scalo marittimo. Il sistema di difesa, basato su tre castelli principali e altre fortificazioni minori, si ritrova anche nel titolo dei signori che, nelle varie epoche, dominarono Carrara, definendosi “signori di Carrara, Moneta e Lavenza”, ad indicare un’ unione di tre feudi (ancora Maria Beatrice D’Este, nell’ottocento, oltre che Duchessa di Massa e Carrara si fregiava ancora del titolo di “signora sovrana di Moneta e Lavenza”)

Il Castello di Carrara

L’attuale struttura è frutto di una lunga stratificazione di  interventi. Sul punto più alto delle mura castrensi della città di Carrara fu innestata nel XIII secolo una rocca munita di torre quadrangolare (su precedente struttura del XII secolo). La rocca fu ampliata ed abbellita nel ‘300 e soprattutto nel ‘400  quando, passando Carrara sotto il dominio dei marchesi Malaspina di Fosdinavo, questi ne fecero un loro prestigioso castello.Nel XVI secolo, con i Cybo – Malaspina, ne venne migliorato l’aspetto architettonico ed artistico con affreschi attributi a Giovan Battista Ghirlanda. In particolare Alberico I abbellì la dimora che si articolava intorno a due cortili con opere pittoriche e sculture in marmo e la ampliò con una nuova ala, accentuandone la trasformazione a palazzo, opera continuata dal suo successore Carlo I (sec. XVII). Nel contempo la città venne, dallo stesso Alberico,  cinta di nuove mura bastionate e il complesso perse la sua funzione difensiva.Varie manomissioni avevano reso quasi illeggibile la parte medievale quando, nel 1815, nel palazzo fu trasferita l’Accademia di Belle Arti, che ancora oggi ha sede nel prestigioso edificio.

Negli anni venti del Novecento fu operato un intervento radicale per riportare l’edificio alle forme originali. All’interno fu ricavato un grande scalone con atrio monumentale secondo il gusto dell’epoca, si inserirono decorazioni di sapore medievale, mentre altri particolari tardo medievali e rinascimentali vennero evidenziati. Nel cortile è collocata la collezione di marmi antichi dell’Accademia, di epoca romana, medievale e rinascimentale: notevole è anche la collezione di gessi ottocenteschi conservata in parte nell’edificio.

Il Castello di Moneta

In cima alla collina, che domina l’accesso a Carrara, si trova la rocca del borgo incasellato di Moneta. L’origine è antichissima, sebbene le fonti medievali risalgano al XIII secolo, si ipotizza un’origine preromana come castellare Ligure. L’importanza aumentò notevolmente nel XIII e XIV secolo sotto il predominio pisano, usato come punto strategico verso la Lunigiana interna.

Alla metà del Quattrocento i Campofregoso, signori di Sarzana, misero Moneta al centro delle loro attenzioni, rinforzando la preesistente struttura formata dalla cinta muraria intorno al borgo e dalla rocca nella parte dominante a ovest.Con la stabilizzazione conseguente alla unione dei territori di Massa e Carrara sotto i Malaspina e il normalizzarsi dei rapporti sul versante ligure, il castello perse molta della sua importanza, restando una struttura di immagine, mentre il borgo, almeno fino al XVII secolo, restò abbastanza florido, circondato da vigneti ed oliveti, contando tra i suoi maggiorenti i marchesi Pisani. Durante il XVIII secolo si mise in moto un processo di emigrazione della popolazione nella sottostante contrada di Fossola intorno alla nuova chiesa che sarà intitolata, come quella di Moneta, a San Giovanni Battista e, nella quale, verranno trasferite le opere d’arte conservate nel’altra. Con l’epoca napoleonica il castello fu disarmato, venduto e lasciato cadere; gli ultimi abitanti lasciarono il borgo verso la fine dell’Ottocento.

Moneta è oggi un paese “fantasma”: si nota ancora la doppia porta della cinta che guarda verso la valle, qualche torre cilindrica delle mura di cinta, i ruderi della chiesa, della torre campanaria e di diverse case (alcune delle quali recentemente recuperate). La rocca, sebbene diroccata, conserva ancora leggibile la sua struttura a torrioni quadrangolari, la protezione a doppia cortina e l’ingresso con i segni del ponte levatoio.

Il Castello di Avenza

Il sito, di epoca romana, prende il nome da quello antico del torrente che l’attraversa (il “Flumen Aventia”, l’attuale Carrione). Legato all’antica città di Luni, il borgo ne seguì le sorti fino ai primi del secolo XIII, entrando nell’orbita della vicaria di Carrara.La prima notizia scritta dell’abitato risale al 950 e, nel 1180, ricevette incremento dalla fondazione di un “borgo nuovo” (del 1187 è la prima notizia della chiesa di San Pietro). Unico centro sorto nella piana carrarese, la sua importanza è da ricondursi al fatto di trovarsi sulla via Romea o Francigena, allo sbocco della vallata e di avere uno degli scali marittimi più frequentati per i traffici legati  al marmo, ma non solo quello. La sua fortificazione fu una necessità primaria da parte dei vescovi di Luni che, ancora nel 1275, ne riscuotevano  il “pedagium”. Viene menzionato come “castrum Aventie” nel 1311.

Nel XIV secolo Castruccio Castracani ricostruì le preesistenti strutture difensive di Avenza; il complesso castellano comprendeva un borgo murato rettangolare lungo la via Romana a due porte (verso Sarzana e verso Massa, protetta quest’ultima da un rivellino) e, sull’angolo nord, la fortezza.Nel XVI secolo Alberico I Cybo Malaspina alla fortezza unì la struttura fortificata del “casino del principe” sull’angolo ovest delle mura (ancora visibile), sul sito già occupato dal palazzo costruito da Castruccio, deviando l’uscita verso nord, per la porta a monte tuttora esistente.La costruzione della fortezza  è attribuita a Castruccio Castracani,ma ciò che oggi ne rimane è riferibile ad epoche diverse e per lo più successive alla diffusione delle armi da fuoco (dal ‘400 al ‘500): i vari strati sono tuttora visibili nel fianco sbrecciato. La parte superiore, costituita da una corona di cannoniere, è stata aggiunta alla fine del ‘600.

La fortezza aveva una pianta irregolare con tre torrioni rotondi di diverso raggio e uno quadrangolare di ingresso, comunicante col casino o casa castellana. Dopo l’unità d’Italia, perdendo l’importanza per il controllo della strada e della costa, fu venduta dallo Stato Italiano come cava di pietre e salvata dalla completa demolizione dall’intervento dello storico tedesco Theodore Momsen.

Nell’attuale contesto urbanistico Carrara si presenta con un centro storico di valore rilevante, nella sua evoluzione dal medioevo al rinascimento fino allo sviluppo ottocentesco e con uno sviluppo verso il mare lungo la valle del Carrione, con l’abitato di Fossola erede di Moneta (suo immediato semicentro con diramazioni in varie adiacenze fino al nuovo insediamento di Bonascola). Troviamo, quindi, la piana di Avenza, con una conurbazione a sviluppo ortogonale rispetto alla valle del Carrione (modellatasi sull’asse della via Romea) e, infine, la zona balneare e portuale di Marina di Carrara, di relativamente recente urbanizzazione, essendo nata nel ‘700 con casamenti sparsi e pianificata nell’’800, allora chiamata Marina di Avenza, quale naturale terminale marittimo dei marmi.



Per maggiori informazioni vedi il sito www.carraraonline.com/home.php